Blockchain al servizio delle competenze: la Formazione al tempo del COVID-19

Pubblicato il Marzo 11, 2020 da
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Un tempo straordinario, un momento fuori dal tempo: questa è la sensazione che molti di noi avvertono. Stiamo vivendo un periodo eccezionale e una situazione unica nella storia (almeno recente), in grado di mettere in difficoltà la complessità della nostra società.

Torniamo ad essere (o percepirci) fragili e questo ci porta a fare scelte dissociate: fatichiamo a modificare i comportamenti e le abitudini sebbene pensiamo di aver compreso la situazione e tutto ciò ci fa sentire che non abbiamo la consapevolezza del reale problema. Come se la teoria non dovesse scaturire in azioni concrete.

Eppure, come spesso accade, i momenti di crisi fanno emergere nuove capacità e chiamano in causa le nostre abilità di adattamento.

La Formazione al tempo del CoronaV (COVID-19)

Siamo tornati ad affidarci agli esperti, ad invocare una autorità concreta e credibile, a riscoprire il senso della collettività, superando gli individualismi e realizzando quanto dipendiamo gli uni dagli altri.

Come spesso accade le prove dei tempi ci permettono di valorizzare il meglio di noi.

Non c’è nulla come negare e proibire qualcosa per renderlo desiderabile e appetibile.

La formazione e la scuola non sfuggono da ciò… Così sentiamo la mancanza dei luoghi di incontro e condivisione, del rapporto con i compagni e insegnanti, delle occasioni di confronto e di sfida che l’apprendere ci offre per andare oltre noi stessi.

Così scopriamo anche che la nostra quotidianità è preziosa e che questo tempo di “sospensione” ha la capacità di far emergere fragilità e valori, ciò di cui non sappiamo o non vogliamo fare a meno.

Da leggere: Competenze tecniche e personali nella scrittura del Curriculum

 

Il riconoscimento di competenze non formali e informali

Se, da una parte, le strutture formative di ogni ordine e grado si organizzano per offrire proposte di continuità per ripassare, studiare, approfondire a distanza, dall’altra questo tempo, finalmente a nostra disposizione ma con limitazioni, ci offre la possibilità anche di apprezzare l’importanza delle relazioni, dello sport, dell’autonomia, della cultura, delle occasioni di crescita, degli hobbies, … insomma, di tutto ciò che rende ricca e unica la nostra vita.

La ricchezza di tutte le esperienze, che non sono strettamente legate o riconducibili a percorsi o strutture formative, rappresenta la nostra capacità di personalizzare, di esprimere e di esperire la nostra preparazione, di coniugare capacità e passione e, talvolta, di aprire nuove strade e opportunità.

A livello Europeo e nazionale si sta lavorando in questi anni per poter portare a visibilità e riconoscimento anche le esperienze e le acquisizioni così dette non formali o informali, cioè acquisite e messe in pratica in contesti non scolastici. Questo processo, che vuole porre le persone e gli individui al centro della propria vita professionale, riconoscendo il valore delle esperienze è insieme innovativo e rivoluzionario e cambierà piano piano i paradigmi della formazione, stravolgendo il concetto di aula, di programma e di classe. Al centro di tutto ci saranno le competenze.

competenze non formali e informali

Questo nuovo processo prevede un’organizzazione importante e strutturata che sta mettendo le basi per poter diventare, a breve, operativa e che prevede di condividere concetti, un nuovo lessico e nuove procedure.

In quest’ottica, in particolare, diventano centrali i concetti di Unità di competenza e di Risultato Atteso di Apprendimento: il primo si riferisce a un “insieme standard di conoscenze ed abilità, fra loro organicamente legate, il cui possesso è necessario per il raggiungimento, da parte del portatore, di una performance professionale prestabilita”, mentre il secondo riguarda la “descrizione di ciò che un discente conosce, capisce ed è in grado di realizzare al termine di un processo di apprendimento”.

Infine, importantissime sono le evidenze, cioè tutte le prove che dimostrano che quell’attività è effettivamente stata svolta nel tempo (possono essere di prima, seconda o terza parte, a secondo chi le rilascia sia la persona stessa, un datore di lavoro o una struttura esterna o un certificato di un titolo di studio riconosciuto).

La raccolta delle evidenze, in un mondo schizofrenico e segmentato come il nostro in cui si cambia committente, lavoro o regione, non è propriamente una attività semplice, anche perché si chiede talvolta di ricostruire attività o relazioni lavorative risalenti a diversi anni prima e che mai avremmo pensato di dover dimostrare, se non semplicemente riportandole sul curriculum vitae.

Questo nuovo sistema, che rappresenta un’opportunità e una nuova dimensione, apre il campo a due aspetti fondamentali: il valore delle esperienze ovunque siano state svolte e la necessità di testimoniarle.

Nuova opportunità ma anche nuovo fabbisogno e così ecco che questo secondo aspetto può essere supportato da nuove tecnologie, tra cui la Blockchain.

 

La Blockchain come strumento al servizio delle competenze – Blockchain nell’E-learning management system

Il sistema di tracciamento delle interazioni e delle esperienze attraverso una catena condivisa, e quindi non alterabile, in grado di registrare titoli, attività, relazioni lavorative e non, immagazzinandole in modo che siano sempre accessibili e evidenziabili, è l’opportunità di nuovo utilizzo di un sistema fino a questo momento conosciuto, soprattutto per la capacità di creare valore economico.

Abbiamo già detto come la Blockchain possa essere utilizzata per certificare e raccogliere esperienze e competenze, riconducibili al mondo della formazione e della cultura.

Questo perché consente di registrare la reale partecipazione e gli esiti di un percorso di studi o di formazione, di renderlo visibile e richiamabile, testimoniabile e riconoscibile, grazie alle strutture che lo rilasciano.

Blockchain al servizio delle competenze

Inoltre permette di registrare anche percorsi parzialmente svolti o incompiuti, affinché possano essere ripresi e terminati in un secondo momento o preliminari/propedeutici come attività a tipologie di formazione che magari non sono ancora state pensate o programmate (immaginiamo nuove figure professionali o formazioni che in futuro saranno obbligatorie).

Questo vale anche per tutte quelle attività che, pur avendo una valenza formativa o culturale, non rientrano ancora in percorsi riconosciuti e potrebbero acquisire importanza e valore nel tempo, come accade per i project work, che vedono la partecipazione di studenti e i cui esiti possono essere applicazioni nelle aziende, brevetti, innovazioni di prodotto o di processo.

In un momento che sembra essere fuori dal tempo potremmo cogliere l’occasione per iniziare a pensare, lavorare e a formarci per il futuro!


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