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Come il Design Thinking può aiutare la tua azienda a innovare e crescere

Sfogliando gli articoli del nostro blog ti sarà capitato di imbatterti nel termine “Design Thinking” e scommetto che, incuriosito, ti sarai soffermato per capirne di più.

Avevamo introdotto il Design Thinking raccontando il project work realizzato dai nostri allievi per un committente speciale, il Bio Parco di Roma. In quella occasione i ragazzi avevano elaborato delle soluzioni per promuovere il parco in maniera innovativa ed immersiva, coinvolgendo grandi e piccini. E avevano utilizzato proprio il metodo del Design Thinking per poter dar forma alle loro idee.

Hai perso questo articolo? Scopri di più sul progetto realizzato dai nostri allievi: Design Thinking con la Tigre. Project Work al BioParco di Roma

Se in passato abbiamo parlato (e continueremo a parlare) di Design Thinking nell’ambito formativo, oggi invece voglio raccontarti un’altra faccia del DT: vedremo come questo innovativo metodo di progettazione sia estremamente utile e proficuo in un contesto lavorativo, come possa aiutare le imprese a innovarsi e diventare più forti nella progettazione di soluzioni e strategie, come riesca a coinvolgere i dipendenti verso un obiettivo comune.

Design Thinking: cos’è

Ma forse sto correndo un po’ troppo.

Cominciamo a chiarire subito che cosa si intenda per Design Thinking: possiamo definire il Design Thinking come  un approccio alternativo all’innovazione che integra capacità analitiche con attitudini creative, permettendo di risolvere problemi complessi (Creative Problem Solving), di realizzare e testare rapidamente prodotti o servizi (Sprint Execution), di coinvolgere più profondamente i dipendenti nei processi creativi (Creative Confidence) o di ridefinire la vision aziendale (Innovation of Meaning), sviluppare customer experience.

 

Design Thinking in Italia

Le imprese italiane sono più consapevoli e mature rispetto al passato: il DT si sta trasformando da accessorio per imprese focalizzate su nicchie di consumatori a elemento centrale per il business di qualsiasi impresa.

Dal recente rapporto dell’Osservatorio Design Thinking for Business della School of Management del Politecnico di Milano emergono numeri confortanti: sono stati individuati 282 “innovatori” che hanno adottato il Design Thinking, in particolare membri del board direttivo, esperti IT, addetti Marketing e vendite e Designer, appartenenti a 215 imprese di diversi settori, soprattutto finanza e assicurazioni, energia, informazione e comunicazione, PA.

Il 56% di questi è costituito da utenti esperti che adottano la metodologia da più di un anno, la cui impresa investe in media 1,8 milioni di euro in innovazione e utilizzano il Design Thinking principalmente per progettare nuove esperienze per gli utenti, prevedere trend tecnologici e sviluppare piattaforme o ecosistemi di innovazione.

Il DT è un catalizzatore di innovazione per le imprese, perché aiuta a catturare il potenziale delle innovazioni tecnologiche e a trasformarlo in prodotti o servizi significativi e accessibili all’utenza.

La sua diffusione in settori molto diversi fra loro, inoltre, ne evidenzia il ruolo di supporto a progetti strategici. I principali settori di riferimento sono quelli dove la trasformazione digitale richiede competenze specifiche per ottimizzare l’esperienza utente: finanza e assicurazioni (12%), manufacturing (10%), e retail (9%), cui seguono ICT (8%), automotive (7%), PA, energia e consulenza (6%), ma anche food & beverage (7,9%), healthcare (6,4%), pubblica amministrazione (2,9%) logistica e trasporti (2,5%) e IT (2,4%).

Il 38,6% della spesa riguarda progetti per la risoluzione di problemi complessi, il 24,6% è dedicato alla realizzazione e verifica rapida di prodotti e servizi, il 22,6% alle attività pensate per coinvolgere più profondamente i dipendenti nei processi creativi e il 14,6% si concentra sulla ridefinizione della visione strategica aziendale.

 

Il DT promuove creatività innovazione… soprattutto in tempi di crisi!

L’innovazione è sempre più al centro dell’agenda di governi, imprese ed istituzioni. È evidente che l’innovazione sia necessaria per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Le aziende che non si rinnovano vengono sostituite da altre che sanno cogliere i cambiamenti del mercato. Inoltre, l’incapacità di rinnovarsi rende le aziende lente, burocratiche e con costi eccessivi, mettendole in posizione di svantaggio rispetto a concorrenti più agili.

Come abbiamo visto il DT richiede capacità analitiche, ma anche attitudini creative per gestire dinamiche complesse: posto un problema, posto un obiettivo, bisogna affrontare la situazione da prospettive differenti per trovare soluzioni dinamiche e innovative. Si devono percorrere nuovi sentieri, valutare opportunità diverse, proporre la novità.

E la creatività è il motore dell’innovazione: un’azienda innovativa deve necessariamente essere un’azienda in cui la creatività viene incoraggiata e premiata.

La pratica ha mostrato chiaramente che le aziende che lo fanno, producono soluzioni più efficaci, migliorano la soddisfazione del cliente e, in definitiva, aumentano la propria competitività.

Ma è fondamentale coinvolgere tutte le funzioni aziendali nella sua realizzazione. Per questo, non basta la creatività del singolo ma è necessario attivare un processo aziendale strutturato dedicato all’innovazione.

Secondo poi l’analisi dell’Osservatorio Design Thinking for Business della School of Management del Politecnico di Milano, l’accoppiata Design Thinking-Trasformazione digitale, che «non è soltanto un fenomeno tecnologico, ma coinvolge l’intera organizzazione aziendale, potenziando significativamente le diverse fasi dei processi di innovazione» – spiega Stefano Magistretti, Research Platform Development dell’Osservatorio «e non deve essere confinata nei dipartimenti R&D, ma trasversale a tutte le unità e i processi aziendali. Il Design Thinking è lo strumento per accelerare questa trasformazione che è organizzativa, prima ancora che digitale»

Le imprese hanno bisogno del Design Thinking per catturare il potenziale dell’innovazione tecnologica, trasformarlo in opportunità di business e in prodotti e servizi accessibili alle persone.

E in tempi di crisi come quelli attraversati dalla pandemia, il Design Thinking offre una chiave di lettura dei problemi, una guida che aiuta imprese e consumatori a cogliere ciò che è realmente di valore in un prodotto o servizio, e quindi a orientarsi nelle scelte. L’importanza di questo approccio all’innovazione è ulteriormente cresciuta durante la pandemia, per la sua capacità di affrontare l’incertezza e la complessità analizzando i problemi e il contesto che li comprende da punti di vista innovativi e di riformularli per facilitarne la soluzione.

Inoltre nel periodo del lockdown il Design Thinking è emerso come modalità per rendere la tecnologia “a misura d’uomo” abilitando un approccio human-centered all’innovazione.

Da leggere: Quali sono i lavori e le nuove professioni post Covid?

 

La persona al centro dell’innovazione: il Creative Confidence

Per tutte le aziende, la pervasività della trasformazione digitale richiede un ripensamento radicale dei processi, sempre più accelerati, e delle strutture organizzative con cui prodotti e servizi sono progettati, realizzati e distribuiti.

Attraverso il Design Thinking è possibile coniugare pensiero analitico e intuitivo per rendere il processo decisionale più veloce e insieme più efficace.

Una delle prerogative di questa metodologia è quella di porre al centro la persona con i suoi desideri non solo funzionali, ma anche emotivi e sociali.

L’approccio del Design Thinking è human-centered, vale a dire focalizzato sulle persone, sugli utenti, sugli utilizzatori, e non su un prodotto/servizio specifico; in qualche modo ci mostra l’importanza della dimensione umana dei prodotti e dei servizi.

L’obiettivo è quello di capire le esigenze degli utenti, i loro bisogni, le loro volontà, e sulla base di queste informazioni, trovare la migliore soluzione che possa rispondere al meglio al tipo di problema identificato o alla strategia da sviluppare.

Diventa fondamentale il coinvolgimento dei dipendenti, la persona diventa protagonista in ogni singola fase del processo di progettazione.

In questo senso potremmo definire il Design Thinking come una forma di “innovazione sociale”, ossia un processo che scaturisce direttamente dalle persone per le persone, che parte dell’esperienza diretta di coloro che lavorano ogni giorno in azienda per trovare soluzioni con cui fronteggiare problemi quotidiani spesso molto complessi da gestire, fino ad arrivare al cliente che ne riconosce il valore aggiunto sul mercato.

Ma come attuare questo coinvolgimento? Grazie al Creative Confidence!

E che cos’è il Creative Confidence? Non è altro che un’interpretazione del Desgin Thinking, utilizzato dalle aziende per coinvolgere le persone per dare loro maggiore confidenza con i processi creativi e  stimolare imprenditorialità all’interno delle organizzazioni.

«La Creative Confidence è al tempo stesso causa e risultato di una cultura di progetto diffusa nell’organizzazione, vista essa stessa come oggetto di progetto” – spiega Francesco Zurlo, professore di disegno industriale al Politecnico di Milano e direttore del Master in Design Strategico. E aggiunge – Grazie alla centralità dell’utente, tipica del design, è possibile migliorare il benessere psicofisico delle persone, rendere l’organizzazione un luogo dove è piacevole stare, dove trarre motivazione e fiducia, sviluppare la creatività e, di conseguenza, favorire l’adesione ai progetti di innovazione, attrarre talenti e trattenerli»

Ora avrai intuito che il DT può fare la differenza e diventare realmente utile all’azienda: il coinvolgimento di design thinkers a tutti i livelli dell’organizzazione permette di avviare un ragionamento a tutto tondo in cui l’opinione di ognuno è strategica al raggiungimento di uno stesso obiettivo. Ogni realtà è composta innanzitutto da persone, ognuna a suo modo diversa e depositaria di saperi, esperienze e schemi mentali unici e differenti tra loro e le diversità diventano un enorme valore capace di generare vantaggio competitivo.

Leggi anche: Economia circolare e innovazione sostenibile: 3 case study per le Imprese del futuro

 

Employee experience: come cambia l’ambiente di lavoro

Come abbiamo visto l’esperienza dei lavoratori gioca la sua carta più importante. L’employee experience, infatti, ha la medesima rilevanza della customer experience.

Di conseguenza, la progettazione dell’ufficio è fondamentale, perchè deve puntare a valorizzare l’esperienza degli utenti come leva per incrementare la produttività, deve seguire una logica di ascolto delle reali esigenze di chi dentro l’ufficio ci vive tutti i giorni.

Per migliorare e aumentare l’employee engagement però, da dove si può partire?

Sicuramente è importante analizzare la comunicazione interna, che veicola non solo contenuti e informazioni, ma porta con sé anche le caratteristiche intangibili delle aziende, come i valori, la fiducia e l’ascolto: questo potrebbe essere un primo passo per capire come i dipendenti stessi concepiscono i valori e, di conseguenza, come coinvolgerli attivamente.  

Per poter assorbire la cultura del progetto e diffonderla al loro interno, le imprese e le organizzazioni attuali dovrebbero comprendere che questa è legata ad aspetti visibili e invisibili: da un lato gli artefatti e gli stessi spazi della fabbrica e dell’impresa che dovrebbero essere coerenti con i valori che l’organizzazione vuole comunicare e i valori esposti, come la missione e i valori aziendali dichiarati; dall’altro i valori nascosti come lo stile, la modalità di presentarsi, le motivazioni, la corporate image.

Vanno messi in atto una serie di accorgimenti, primo fra tutti la struttura del workplace (figura 3), in linea con gli obiettivi e la predisposizione di spazi informali dove è più facile la contaminazione fra persone che appartengono ad aree aziendali differenti.

Se il Design Thinking si nutre di creatività, essa si nutre a sua volta di immagini. Francesco Zurlo, professore di disegno industriale al Politecnico di Milano e direttore del Master in Design Strategico suggerisce dunque l’uso del disegno e la predisposizione di spazi adatti per la condivisione delle idee e per la definizione di un progetto creativo: tavoli per lasciare esempi di prodotti e materiali, pareti dove attaccare post-it e immagini.

Fondamentale infine il team working, dove il gruppo integra diverse competenze, trova un gergo e uno stile di relazione comuni, mette in pratica il fare collaborativo.

E il docente aggiunge un consiglio: «Per il successo è importante usare humor, adottare una gerarchia flat, non giudicare, avere reciproca fiducia, senza trascurare la spinta “gentile” della leadership».

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Published by
Maria Luisa Bertana

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