Formazione Tecnica e Lavoro

Corsi per disoccupati: 3 buone ragioni per formarsi sulle professioni emergenti

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Come abbiamo visto in uno dei precedenti articoli del nostro blog la situazione occupazionale nel nostro paese è frutto di alcune debolezze strutturali della nostra economia, che nel corso degli anni non sono mai state adeguatamente affrontate, né attraverso l’ausilio di investimenti privati né tantomeno pubblici.

Nel 2020 secondo i dati aggiornati pubblicati dall’ISTAT i disoccupati nella fascia d’età 15-64 si attesta al 9,2% con importanti differenze in base al genere. Differenze che si ritrovano anche nella fascia d’età 15-24 dove il tasso di disoccupazione è del 29,4% con importanti differenze tra gli uomini (27,9%) e le donne (31,8%), dati che fanno trovare il nostro tra i paesi peggiori in Europa. Ma la disoccupazione certamente non è un fenomeno recente per il nostro paese.

Quali sono le cause principali dell’attuale situazione occupazionale?

Ѐ importante premettere che si sta parlando di un argomento complesso e di difficile spiegazione in un articolo di un blog. Comunque, tra le possibili cause possiamo inserire:

  • La struttura produttiva italiana formata da piccole – medie imprese che non dispongono né della disponibilità economica né della struttura necessaria per introdurre innovazioni causando una perdita nella produttività del lavoro;
  • L’orientamento dell’economia italiana orientata verso l’export. Infatti, se quest’ultima è una caratteristica tutta italiana (quella di riuscire a posizionare i nostri prodotti all’estero) che tutto il mondo ci invidia, nelle fasi di recessione mondiale espone l’economia nazionale a quello che in economia prende il nome di shock esterni con inevitabili conseguenze negative su investimenti, occupazione e reddito.
  • Gli scarsi investimenti da parte dello stato in materia di formazione e politiche attive del lavoro che risultano importanti per lo sviluppo di un paese proprio come disse Henry FordLa competitività di un Paese non inizia nelle fabbriche o nei laboratori di ricerca, ma nelle scuole”.
  • La differenza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle possedute dai lavoratori che si è acuita nell’ultimo decennio come abbiamo avuto modo di vedere in questo blog.

In particolare, questo ultimo punto risulta essere oggi quello maggiormente dibattuto, in seguito alle difficoltà delle imprese di reperire risorse umane che posseggano competenze tecnico-informatiche necessarie per competere a livello internazionale nel quadro della rivoluzione digitale.

Quale potrebbe essere la soluzione?

Sicuramente una prima risposta a questo problema può essere quello di riportare l’educazione e la formazione al centro del dibattito politico, creando un sistema integrato, tra sistema educativo e mondo aziendale, in modo da permettere il costante scambio di informazioni sulle competenze da far acquisire agli studenti anche in base all’evoluzione del settore economico.

Leggi anche: Competenze 4.0 per la digitalizzazione dell’Industria italiana

 

L’importanza della formazione e delle politiche attive del lavoro

In base all’ultimo studio dell’Ocse sulle competenze degli adulti (PIAAC) che permette di misurare le competenze in due aree chiave come quelle dell’utilizzo delle competenze linguistiche (capacità di capire e affrontare in modo appropriato a testi scritti) e quelle competenze matematiche (capacità di utilizzare concetti numerici e matematici), l’Italia è all’ultimo posto tra i paesi partecipanti.

In questo quadro risulta evidente l’importanza della formazione non solamente per permettere ai ragazzi di acquisire le competenze adeguate per entrare e competere nel mondo del lavoro, ma risulta altrettanto fondamentale per riqualificare e dare un’occasione a tutte quelle persone che hanno perso il loro impiego in seguito ai cambiamenti avvenuti nel mondo lavorativo.

Come disse Mandela “L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo”

Questa funzione della formazione deve essere supportata anche dall’efficienza dei servizi per l’impiego.

Sempre secondo dati OCSE la spesa in Italia per le politiche attive del lavoro è piuttosto bassa.

A livello europeo i servizi per l’impiego negli ultimi anni hanno subito un importante innovazione grazie all’introduzione del concetto del Case Management.

Ma cos’è il Case Managament?

Rappresenta un approccio innovativo che si concentra sulle risorse/capacità residue dell’individuo, anziché sul deficit che ne ostacolano l’inserimento lavorativo.

Per favorire il reinserimento nel contesto lavorativo risultano essere fondamentali i corsi per disoccupati o inoccupati realizzati con fondi europei tramite il fondo sociale europeo ed erogati dalle singole regioni.

Ma cosa sono? Perché rappresentano una risorsa importante per coloro che hanno perso il lavoro e sono in cerca di una nuova occupazione?

Vediamolo meglio nel prossimo paragrafo…

 

Le ragioni per scegliere un corso regionale per disoccupati

I corsi regionali per disoccupati o inoccupati sono realizzati grazie a finanziamenti europei erogati attraverso il fondo sociale europeo, il quale ha tra i suoi obiettivi quello di favorire la competitività regionale e l’occupazione.

Questa tipologia di corsi è rivolta sia ai giovani in cerca del primo impiego sia alle persone che si sono ritrovare senza impiego e mirano ad una riqualificazione lavorativa attraverso l’acquisizione di nuove competenze.

Perché scegliere questi corsi rispetto ad altri? Vediamolo insieme:

  • Corsi di formazione effettuati in settori in crescita: Di solito in fase di progettazione si effettua un’analisi di fabbisogno dove si vanno ad individuare le necessità di quel particolare settore in cui è compresa anche la domanda di lavoro. In questo modo si ha la certezza di prepararsi ed acquisire competenze in un settore che effettivamente necessita di lavoratori;
  • Formazione mirata su conoscenze pratiche: essendo corsi indirizzati a disoccupati lo scopo principale è quello di permettere all’allievo di comprendere ed acquisire competenze che siano direttamente utilizzabili nel contesto lavorativo ecco perché questi corsi hanno una componente pratica più spiccata rispetto ad altre tipologie formative;
  • Attestati di partecipazione: Ogni percorso rilascia un titolo di qualifica o di frequenza;
  • Esperienza sul campo: Di solito per questa tipologia di percorsi tra la fine della formazione in aula e l’esame finale con il quale si consegue la qualifica c’è la possibilità di effettuare uno stage curriculare presso un’impresa del settore dove mettere in pratica quello che si è acquisito durante il percorso in aula e dove magari si verrà assunti dopo aver terminato il corso.

Frequentare questi corsi non significa solamente acquisire competenze in settori in crescita, con le quali una volta terminato il percorso si potrà trovare un impiego, ma risultano importanti anche perché consentono di rimettersi in gioco, acquisire contatti con professionisti del settore i quali ti possono guidare nei successivi passi indicandoti le tematiche da approfondire o fornire un supporto qualora ti vorrai orientare verso un percorso da libero professionista.

Continua a seguire il nostro blog per rimanere aggiornato. Nel prossimo articolo tratteremo più nel dettaglio che cos’è il Case Management, su quale approccio si basa e sul perché potrebbe rappresentare un punto di svolta nel processo di reintegrazione dei lavoratori in un contesto integrato che coinvolga istituzioni, centri per l’impiego, enti di formazione e aziende. A presto!!

 

I percorsi formativi regionali proposti dalla Fondazione ITS Servizi alle Imprese

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Published by
Guglielmo Ferrara

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