Formazione tecnica: un’opportunità di crescita per giovani e imprese (Industria 4.0)

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18 Gennaio 2023

Nell’ultimo periodo il dibattito pubblico si sta concentrato sulle difficoltà da parte delle aziende italiane di reperire personale qualificato, in particolar modo figure tecniche, che siano in grado condurle verso il processo di innovazione e ripresa che dovrebbe riguardare l’economia nella fase successiva al periodo recessivo dovuto al Covid.

Infatti, grazie alle risorse del PNRR nel prossimo futuro è prevedibile un aumento della domanda e di conseguenza dei consumi grazie allo stimolo dato agli investimenti.

In questa fase delicata le aziende sono chiamate ad investire  in tecnologie digitali utili ad un passaggio verso l’industria 4.0 e la transizione ecologica, e di conseguenza, hanno bisogno di reperire personale qualificato utile a questo scopo ma che al momento risulta di difficile reperibilità.

Nei prossimi paragrafi partendo da dati macroeconomici riguardo l’occupazione nel nostro paese, vedremo quali sono le possibili cause di questa situazione e cosa si può fare per risolvere questo problema.

La situazione occupazionale nel nostro paese

Partiamo dall’analisi dei dati pubblicati dall’Istat che si riferiscono allo stato occupazione nel terzo trimestre del 2022.

In questo periodo è cresciuto il numero degli occupati (+ 247 unità); il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni raggiunge il 60,3% (+ 1,1 punti) rispetto all’anno precedente.

Quindi, emerge che il numero di persone in cerca di occupazione è in calo, la cui stima scende a 1 milione 927 mila unità (-284 mila in un anno, -12,9%); diminuiscono sia i disoccupati con precedenti esperienze di lavoro sia chi è in cerca di prima occupazione. Il calo più marcato è per i disoccupati di lunga durata (-16,3% rispetto a -7,5% di coloro che sono in cerca di lavoro da meno di un anno).

Cala anche il numero degli inattivi comportando la diminuzione del tasso di inattività 15-64 anni che scende al 34,6% (-0,4 punti).

Dai dati fin qui delineati il mercato del lavoro ed in particolar modo le imprese sembrano rispondere con ottimismo alla ripresa del settore economico nonostante il tasso di inflazione ormai a due cifre.

Nonostante queste ottime notizie continua a sussistere il problema, già presente, prima della recessione di personale in possesso di competenze non in linea con quelle richieste dalle imprese.

Questo comporta la presenza in contemporanea di due fenomeni,  la presenza di posti di lavoro vacanti e la disoccupazione di lunga durata.

Da leggere: Giovani e Lavoro. Cosa fare dopo la maturità?

Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia (2022-2026)

Secondo le ultime stime di Excelsior aggiornate a giugno 2022 la crescita occupazionale nel periodo 2022-2026 è stimata in circa 1,3 – 1,5 milioni di unità.

Ai quali si aggiungono gli oltre 2,8 milioni che dovranno essere sostituiti per effetto del turnover.

In questo modo si prevede un fabbisogno complessivo di 4,1 – 4,4 milioni di lavoratori nel periodo 2022-2026.

Ma quali settori saranno maggiormente interessati da questa espansione?

Sempre secondo lo studio di Excelsior i settori con maggior necessità di manodopera saranno il turismo ( 742 mila unità), finanza e consulenza (504 mila unità), sanità ( 4,5%) ed informatica  e telecomuniucazioni (3,8%).

I nuovi ingressi riguarderanno per il 68% chi è in possesso di un titolo universitario, mentre è in netta crescita la richiesta di figure tecniche che rappresenterà circa il 41% dei nuovi ingressi.

In crescita, soprattutto le professionalità in possesso di competenze green (in riferimento al risparmio energetico e sostenibilità ambientale) ed informatiche che riguarderanno la maggioranza delle nuove assunzioni.

Nonostante il numero di assunzione sia stimato in aumento, permangono forti criticità nelle competenze degli individui che non corrispondono pienamente alle esigenze delle nostre aziende.

Infatti, in futuro è stimata una carenza di personale medico – sanitario (- 19 mila unità), lauree STEM ( -22 mila), area economico – statistica ( -17 mila unità).

Questo mismatch non riguarderà solamente i laureati ma anche i diplomati con criticità nei settori ad indirizzo amministrativo- marketing, socio-sanitario, costruzioni e trasporto – logistica.

A fronte di questa soluzione, quale potrebbero essere le soluzioni? Lo vedremo insieme nei prossimi paragrafi.

Quali soluzioni adottare per risolvere questo problema?

Negli ultimi anni le economie globali si sono trovate ad affrontare cambiamenti tecnologi che non hanno precedenti nella storia. Questo ha comportato un sempre più veloce rinnovo delle competenze richieste dalle aziende per affrontare l’aumento della competitività internazionale e mantenere le proprie quote di mercato.

Di fronte al cambiamento rapido della struttura produttiva non c’è stato un altrettanto adattamento del mondo formativo. Questo ha portato al gap che vediamo oggi tra domanda ed offerta di lavoro.

In poche parole, i percorsi formativi non si sono aggiornati allo stesso ritmo di cambiamento imposto dall’introduzione delle nuove tecnologie, formando così personale che, chiaramente, non risponde alle necessità delle nostre aziende.

Competenze

Cosa si può fare per cercare di far affrontare questo problema?

Le soluzioni possibili sono molte.

Il realtà, alla presenza del mismacht tra domanda ed offerta del lavoro si aggiungono altri problemi ciascuno dei quali impone una soluzione specifica.

Il primo problema riguarda un aggiornamento dei percorsi formativi post diploma che siano in grado di formare ragazzi con le competenze richieste dalle aziende, in particolar modo quelle tecniche, in modo da superare la carenza di queste figure professionali. Vedremo come una risposta a questa istanza può venire dalla formazione tecnica terziaria offerta dai corsi del sistema ITS.

L’altro problema riguarda l’età media avanzata di molti occupati. Questo impone ai lavoratori un aggiornamento e delle competenze per affrontare questi cambiamenti. Uno strumento utile a questo scopo sono i  fondi interprofessionali.

Un ulteriore problema che la nostra economia è chiamata ad affrontare riguarda la cosiddetta, disoccupazione strutturale che coinvolge tutte quelle persone che sono fuori dal mercato del lavoro da molto tempo.

Come abbiamo visto, sono tutti problemi complessi che richiedono risposte integrate tra il mondo del lavoro, il mondo della formazione e le politiche attive occupazionali a livello locale, in modo da, sfruttare pienamente il potenziale umano e traghettare la nostra economia verso l’industria 4.0.

Leggi anche: Competenze nel mondo aziendale: come scrivere il Curriculum

La formazione tecnica: una possibile soluzione

Abbiamo visto come una delle difficoltà maggiori per le nostre imprese è rappresentata dal reperimento di figure tecniche specializzate.

Per affrontare questo problema e dare una risposta alle aziende si è deciso di puntare su una nuova tipologia di formazione tecnica post diploma, il sistema ITS.

Perché gli ITS rappresentano una risposta a questo problema e una novità assoluta nel nostro paese?

Gli ITS rappresentano una modalità formativa pensata appositamente per formare ragazzi che siano in grado di affrontare i cambiamenti dovuti all’introduzione di nuove tecnologie e sfruttare pienamente i vantaggi dell’industria 4.0 in aree ritenute strategiche a livello nazionale.

Infatti, la formazione ITS avvolge sei aree tematiche:

  • Area Efficienza energetica
  • Area Mobilità sostenibile
  • Area Nuove tecnologie della vita
  • Area Nuove tecnologie per il Made in Italy
  • Area Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali –Turismo
  • Area Tecnologie della informazione e della comunicazione

Un altro punto di forza di questa tipologia formativa, è rappresentata dal fatto che la formazione è pensata insieme alle aziende presenti sul territorio e molte ore sono dedicate ad esperienze pratiche in contesti lavorativi.

Questa caratteristica particolare, fa si che i percorsi formativi siano costantemente aggiornati e che i ragazzi al termine dei due anni abbiano una elevata percentuale di occupazione. Inoltre, in questo modo, le aziende hanno a disposizione a livello locale un bacino di manodopera qualificata in base alle loro necessità.

Questo rientra nell’ottica di formare strutture di dialogo a livello locale tra mondo lavorativo e mondo formativo, che siano in grado in futuro di contrastare le disuguaglianze a livello locale presente nel nostro paese puntando sulle specializzazioni e le eccellenze territoriali della nostra penisola.

Per approfondire: Corsi di specializzazione tecnica post diploma che aprono al lavoro

I fondi interprofessionali per favorire una formazione continua

Naturalmente, non si pone esclusivamente il problema di formare i giovani alle nuove figure professionali emergenti. Infatti, è necessario investire risorse anche sull’aggiornamento o la riqualificazione del personale già occupato.

Negli ultimi anni il mondo del lavoro è diventato sempre più flessibile. Questo ha comportato un aumento della competitività in ingresso e la necessità da parte dei lavoratori di una formazione continua in modo da mantenere il passo con il cambiamento delle competenze.

Infatti, ormai è impossibile pensare di iniziare la propria carriera occupando una determinata posizione e terminarla con le stesse competenze con cui si era iniziata.

Questo comporta principalmente due problemi:

  • Il primo riguarda le aziende e la necessità di investire in formazione sul proprio capitale umano in modo da mantenere alta la propria produttività;
  • Il secondo, investe i lavoratori, i quali devono assumere la consapevolezza che il loro posto di lavoro non è immune all’innovazione, e che di conseguenza potranno trovarsi nella situazione di cambiare posizione lavorativa più volte durante la propria carriera professionale.

Quindi diventa fondamentale formarsi ed aggiornarsi continuamente in modo da non correre il rischio di ritrovarsi inappropriati per la posizione ricoperta e perdere il proprio lavoro, andando, ad ingrossare le fila dei disoccupati di lungo periodo.

Una risposta a questi problemi è rappresentata dai Fondi Interprofessionali che mettono a disposizione delle aziende la possibilità di corsi di aggiornamento e formazione in modo gratuito.

Conclusioni

Come abbiamo avuto modo di vedere nell’articolo il problema della difficoltà da parte delle aziende di occupare alcune posizioni lavorative impone delle riforme a livello strutturale che investano sia il mondo della formazione che quello delle politiche attive del lavoro.

Abbiamo visto come una risposta possa essere offerta dall’alta formazione tecnica post diploma offerta dagli ITS.

Naturalmente, accanto a questa, è altrettanto necessario investire sulla formazione continua dei lavoratori e allo stesso tempo rifondare il sistema delle politiche attive del lavoro riuscendo finalmente ad reinserire con profitto le persone che ormai da molto tempo sono escluse dal contesto lavorativo.

Per fare tutto ciò, è necessario creare un organismo di dialogo costante che riunisca enti di formazione, centri per l’impiego e aziende, in modo tale che le seconde formulino le proprie esigenze e i primi le traducano in percorsi formativi e di aggiornamento che siano in grado di fornire alle persone i giusti strumenti per una partecipazione attiva all’interno del tessuto produttivo del nostro paese.

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Guglielmo Ferrara

Sono un giovane laureato con la passione per la musica e l'innovazione. Lavoro nel campo della formazione professionale, un settore importante per dare opportunità di inserimento lavorativo a tanti ragazzi. Social Media Manager Junior presso ITS Servizi alle Imprese.

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