Costruire un futuro fondato sulla cultura del Lavoro: linee guida per Formatori | ITSSI

Costruire un futuro fondato sulla cultura del Lavoro: linee guida per Formatori

Pubblicato il Maggio 4, 2022 da

Appena trascorso il Primo Maggio e le parole chiave delle iniziative e manifestazioni sono sicurezza, diritti, lotta al precariato… poiché tante sono le criticità che stiamo affrontando, dopo anni di crisi uscendo da una pandemia e trovandoci in mezzo ad un conflitto che sta mettendo a repentaglio la vita e la sicurezza di tanti e che certamente ci consegnerà un mondo geo-economico trasformato.

Mentre gli economisti e gli statisti affrontano questi grandi temi vorrei però accendere l’attenzione di imprenditori, responsabili delle Risorse Umane, insegnanti, formatori su un aspetto insignificante rispetto ai grandi temi citati, che rischia però di distorcere “il significato” di chi alla parola Lavoro ancora non ha potuto attribuire una sua personale accezione.

Il Lavoro come luogo di relazioni e condivisione

Vorrei iniziare con il racconto di una esperienza concreta durante le giornate trascorse a LetEXPO, l’evento di ALIS tenutosi a Verona, in cui abbiamo partecipato con gli studenti e avuto modo di riflettere sul sorprendente approccio delle aziende in Fiera.

Più che un evento fieristico, sembrava a tratti un meeting o una Convention.

Nei padiglioni della Fiera di Verona, i partecipanti hanno condiviso progetti e innovazioni, scambi e relazioni, punti di vista e riflessioni, ma soprattutto, di fronte ai numerosi ragazzi presenti, si sono messi in una posizione di ascolto e di incontro.

Gli studenti, anche i più giovani, che si aggiravano per i bellissimi stand delle diverse aziende presenti, hanno mostrato interesse, curiosità e, cosa più strana, un senso di familiarità.

Sicuramente lì si è creato un momento favorevole e una atmosfera che ha consentito ai giovani studenti di confrontarsi e di chiacchierare, ascoltando e sentendosi ascoltati.

atmosfera che ha consentito ai giovani studenti di confrontarsi

Molto ha aiutato il fatto che gli aspiranti tecnici ITS SI hanno riconosciuto alcuni manager e professionisti, già incontrati in aula (valore straordinario della didattica ITS), ma ciò è dipeso anche dall’atteggiamento degli operatori aziendali presenti in fiera: presenti lì non per intraprendere dei nuovi mercati o vendere dei prodotti ma per discutere di opportunità e di un futuro da costruire, non senza difficoltà e problemi gravi, ma pur sempre da costruire.

Ebbene, questo atteggiamento di positivo costruttivismo (costruzione di una realtà e del suo significato partendo dal lessico) è il vero elemento di innovazione e di opportunità che ha connotato il buon esito dell’iniziativa.

La partecipazione attiva di giovani e la possibilità di interloquire con aziende e professionisti in uno scambio reciproco e riconoscendo l’altro come portatore di un valore fanno riflettere su quanto sia importante recuperare un terreno comune e quanto la cultura del lavoro passi per queste occasioni.

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La Cultura del lavoro: identità e realizzazione dell’individuo

Perché “Cultura” è ciò che ha a che fare con la costruzione di significati condivisi tra le persone e la possibilità che, grazie ad essi, ciascuno identifichi il proprio ruolo nella società.

La cultura, dunque, è collettiva e si basa sullo scambio.

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Studiando la storia abbiamo appreso, sentito raccontare o letto di come i nostri nonni abbiano “ricostruito” il paese dopo la guerra e del fatto che persino la nostra Repubblica è dichiaratamente fondata sul Lavoro.

Una definizione ambiziosa e piena di orgoglio che richiama la dimensione lavorativa quale elemento costituente della realizzazione dell’individuo, quindi molto al di là del semplice diritto o dovere.

Allora prima ancora del Diritto (o del Dovere) è fondamentale, o direi fondante, favorire lo sviluppo di una cultura del lavoro.

Se la cultura è ciò che consente all’individuo anche di immaginare il proprio posto nella società, qual è il posto che riconosciamo ai ragazzi, ai giovani, sia attraverso l’uso del lessico, la narrazione e la restituzione di identità?

 

Come costruire un futuro fondato sul Lavoro: ripartire dalla narrazione

Si comprende dunque come il senso di disorientamento e di lontananza che vivono i ragazzi dal mondo del lavoro e spesso di estraneità o alterità (cosa altra da noi) sia stato indotto anche dalla percezione che abbiamo rimandato loro e dalla narrazione ad esso riferita: inaccessibilità, richiesta di forte specializzazione a fronte di una riduzione o mancanza di riconoscimento di un valore, inadeguatezza, incapacità.

Ma come si costruisce una cultura condivisa (del lavoro)?

Art 43. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ostacoli: certamente sono cambiati gli ostacoli, non sono più quelli di censo o di classe sociale, e se i nuovi ostacoli fossero di linguaggio, creassero dei pregiudizi o indicassero delle strade sbagliate o senza sbocco?

Come possiamo fare? Ricominciando a parlare con i ragazzi e con gli altri, creando occasioni di narrazione e di confronto aperto e di passione e, perché no, di divertimento.

occasioni di narrazione e di confronto aperto sul lavoro

C’è nelle parole e negli occhi dei manager che abbiamo incontrato la passione di chi opera e di chi si è costruito una professione, il racconto di chi ha saputo darsi disciplina, obiettivi e impegno per realizzare il proprio progetto.

Non basta il talento, serve la tenacia, la voglia di imparare, il rispetto per chi ne sa di più, la capacità di analizzare gli errori e fare meglio.

Cosa possiamo chiedere agli imprenditori, ai manager, alle famiglie e agli insegnanti per aiutare i ragazzi a costruirsi una identità che gli permetta di valorizzare le proprie capacità e costruirsi soddisfazioni lavorative?

Costruire il proprio futuro a partire dal linguaggio

Oggi più che mai di fare attenzione al linguaggio che ciascuno utilizza, poiché esso influenza la percezione e determina il modo in cui ci si percepisce rispetto al costruire il proprio futuro.

Per questo ringrazio chi testimonia e parla di lavoro usando le parole soddisfazione, merito, impegno, perseveranza, dignità, competenza, crescita, opportunità, realizzazione.

Allora l’impiego di tutti questi vocaboli, che altro non sono che l’espressione di uno stato mentale e di un pensiero, insieme rendono vivo e concreto il sogno che ogni ragazzo ha, il sogno che ognuno di noi ha: il sogno del successo.

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Ebbene chi vuole lavorare per la ripartenza e per il futuro, oggi deve tornare a dimostrare il proprio amore e passione per ciò che fa. Torniamo a costruire una Cultura condivisa del Lavoro!

Solo allora potremo poi parlare di sviluppo, sostenibilità, rilancio, diritti, opportunità, perché senza una Cultura positiva e condivisa subentrano l’arrivismo, lo sfruttamento delle risorse e rischiamo allora di allontanare involontariamente, per le nostre frustrazioni, i ragazzi dalla possibilità di impegnarsi per il loro Successo!

Buon Primo Maggio!

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