Formazione Tecnica e Lavoro

Percorsi ITS: la soluzione a breve termine per colmare il gap occupazionale

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In seguito alla crisi economica e occupazionale si è sentito molto parlare del cosiddetto Recovery Plan e della necessità di far ripartire l’economia soprattutto finanziando la formazione.

Ma la formazione riveste veramente un ruolo importante nella ripresa? Qual è la reale situazione occupazionale nel nostro paese?

Nei prossimi paragrafi cercherò di rispondere a queste domande.

Il ruolo della formazione nell’economia

Diversi economisti sostengono che investire in formazione e nel miglioramento delle cosiddette risorse umane sia fondamentale per la crescita economica di un paese e per la sua competitività.

Infatti lo sviluppo delle risorse umane è una delle competenze principali che permettono ad un paese di crescere economicamente.

Ricordiamo che persone altamente qualificate rappresentano risorse importanti per qualsiasi attività, contribuendo nella pianificazione e programmazione del processo di innovazione che molte aziende si trovano a fronteggiare in questo periodo.

Queste tematiche sono spiegate all’interno della “teoria del capitale umano“, dove si  spiega l’importanza dell’investimento in istruzione attraverso il rendimento a cui da luogo.

Il rendimento prende il nome di IRR (Internal Rate of Retorn) e si suddivide tra individuale e sociale, in quanto oggi l’istruzione in Italia è finanziata soprattutto dallo Stato.

In entrambi i casi il rendimento risulta essere più alto rispetto ad altri investimenti. Questo comporta per l’individuo entrare nel mercato del lavoro al termine degli studi con prospettive di carriera più elevate mentre per lo Stato significa un aumento di competitività e  di attrattività di capitali dall’estero attirati ad esempio dall’avvio di start up innovative dal punto di vista tecnologico.

Da leggere: Avviare una Startup innovativa nel 2020. Aspetti normativi e finanziari

 

La situazione occupazionale nel nostro paese

Già prima della crisi dovuta alla pandemia la situazione occupazionale nel nostro paese non era tra le più rosee.

Questa disoccupazione era essenzialmente causata dalla debolezza strutturale del nostro paese incapace, per una serie di motivi, di investire risorse importanti nella transizione ad un’economia tecnologicamente più avanzata.

Questo ha prodotto la cosiddetta disoccupazione strutturale, un tipo di disoccupazione permanente e non ciclica.

Tra le cause più evidente c’è il gap tra domanda ed offerta di lavoro, evidente soprattutto nel settore ICT in forte crescita. Tradotto in termini più semplici significa che le persone che si offrono alle aziende per lavorare possiedono competenze che a quest’ultime non servono. La conseguenza è che ci sono migliaia di posti di lavoro liberi e per i quali non esistono persone adatte a ricoprirli.

Questa distanza emerge anche da diversi studi come quello condotto nel 2019 da AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia, con il contributo di CFMT e il patrocinio di MIUR e AGID “Osservatorio competenze digitali 2019”.

Infatti, secondo questo studio “Osservatorio competenze digitali 2019” il fabbisogno di figure specializzate per il triennio 2019-2021 sia per motivi di sostituzione del personale in età da pensionamento sia per la creazione di nuovi posti di lavori dovuti all’espansione del settore si attesta a 67.100 unità nell’ipotesi conservativa e a 94.500 nell’ipotesi più ottimistica.

Tuttavia, il nostro sistema scolastico non è in grado di far fronte a questa richiesta di lavoro.

Il ritardo del sistema scolastico e universitario

Come abbiamo visto nel precedente paragrafo il nostro sistema scolastico si è trovato impreparato di fronte alla rivoluzione tecnologica che ha coinvolto l’economia non riuscendo ad offrire agli studenti le competenze ricercate dalle aziende.

Inoltre, oggi le aziende non ricercano più nel candidato solamente le cosiddette competenze tecniche (hard skills), ma anche e soprattutto le cosiddette soft skills che dipendono essenzialmente dalle capacità caratteriali e relazionali della persona.

Acquisire questo mix di skill tecnologici, manageriali e soft in tempi rapidi richiede percorsi di studio più innovativi (anche con tecniche di autoapprendimento) e continua esperienza sul campo. Per fare questo è necessario puntare sull’allineamento dei percorsi di studio verso l’innovazione e l’interdisciplinarietà, fornendo così agli studenti le competenze necessarie per entrare direttamente nel mondo del lavoro, senza un ulteriore periodo di formazione.

Naturalmente per fare questo è indispensabile una maggiore cooperazione tra aziende, scuola, università e ricerca oltre che al continuo aggiornamento delle competenze dei docenti.

Un’importante apporto può arrivare dai percorsi ITS, gli unici al momento in grado di poter colmare nel breve termine, grazie alla loro modalità didattica il gap tra domanda ed offerta di lavoro.

Leggi anche: Le 9 figure professionali più richieste dal mercato del lavoro digitale

 

Il Sistema ITS: formazione tecnica e dialogo costante con le aziende

Come abbiamo visto nel precedente paragrafo c’è la necessità di riformare il sistema scolastico italiano in modo da avere programmi didattici costantemente aggiornati e in linea con le competenze richieste dalle aziende. Per fare questo c’è bisogno che le istituzioni scolastiche e le aziende dialoghino tra di loro per costruire insieme i percorsi didattici, in modo da avere un duplice vantaggio.

Da una parte le aziende avrebbero a disposizione le risorse umane formate sulla base delle loro necessità e dall’altra le istituzione scolastiche offriranno ai propri studenti un percorso formativo che gli  permetterà di entrare nel mercato del lavoro in tempi brevi. Ed è questo l’obiettivo che le Fondazioni ITS si sono date fin dalla loro istituzione.

Oggi dopo anni di lavoro i risultati stanno premiando gli sforzi, raggiungendo la percentuale dell’80% di occupati entro un anno dalla fine del percorso di studi, diventando cosi sempre più importanti nella crescita economica del nostro paese.

Come recentemente dichiarato dal Ministro Bianchi ” Nel nostro Paese la domanda e l’offerta di lavoro non coincidono. Gli ITS hanno una propria autonomia didattica, che si fonda su attività frontali e tanta attività all’interno delle imprese, un luogo di incontro tra le varie componenti che animano la crescita locale”.

Come abbiamo visto, proprio per il fatto di avere un dialogo costante con le aziende, creare insieme a loro i percorsi didattici ed offrire ai studenti la possibilità di vivere un’esperienza di lavoro già durante il percorso di studi, permette alle Fondazioni ITS di essere lo strumento più adatta per colmare l’attuale gap tra domanda ed offerta di lavoro.

 

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Published by
Guglielmo Ferrara

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