Specializzarsi e trovare lavoro con i corsi ITS: i dati del 2020

Pubblicato il Luglio 28, 2021 da
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Come abbiamo visto in uno dei precedenti articoli del blog ITS uno dei maggiori problemi per quanto riguarda l’occupazione nel nostro paese è il gap tra domanda ed offerta di lavoro.

Infatti, le aziende faticano a trovare personale con le giuste competenze. Abbiamo visto come una delle soluzioni potrebbe essere rappresentata dal sistema ITS.

Sai cos’è? Sono percorsi di alta specializzazione tecnica post diploma istituiti 10 anni fa dal MIUR. Ma vediamolo meglio nei prossimi paragrafi.

Il divario scuola – lavoro in Italia

Negli ultimi 20 anni il sistema dell’istruzione tecnica secondaria ha subito diverse riforme che hanno indebolito la formazione didattica facendo scendere il numero degli allievi iscritti dal 45% del 1991/92 al 33,7% del 2014/15 con una perdita assoluta di oltre 400.000 studenti.

Questo ha prodotto una perdita di bacino di personale qualificato per le imprese che oggi, in presenza di un aumento di iscrizioni ai percorsi universitari, si trovano di fronte alla difficoltà di trovare personale con le giuste competenze spendibili nel mondo del lavoro.

Questo rappresenta un grande deficit per il nostro sistema produttivo legato soprattutto al settore manifatturiero che attualmente non è nelle condizioni di rispondere in modo adeguato alle esigenze della domanda e della competizione internazionale.

Una soluzione potrebbe essere rappresentata dal sistema ITS, istituiti nel 2010 proprio allo scopo di diminuire il divario tra domanda ed offerta di tecnici specializzati.

Da leggere: Corsi di specializzazione tecnica post diploma che aprono al lavoro

 

ITS: cosa sono e come ti aiutano a trovare lavoro

Gli ITS sono percorsi formativi, alternativi all’Università, della durata di due anni per un totale di 1800/2000 ore di formazione, di cui almeno il 30% da effettuarsi come tirocinio presso le aziende del settore.

Quello che contraddistingue gli ITS dalle altre offerte formative è l’obbligo di avere almeno il 50% dei docenti provenienti dal mondo lavorativo, quindi professionisti che ogni giorno sono in contatto con le aziende, enti ed imprenditori e ne comprendono appieno le problematiche e le esigenze.

Oltre questo, è fondamentale anche la metodologia di apprendimento che viene usata in questi corsi, una metodologia che si basa su una didattica esperienziale, dove l’apprendimento si realizza attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti, ruoli affrontati in situazioni di incertezza e complessità, simili alla realtà lavorativa di tutti i giorni.

Sono nati nel 2010 su ispirazione dei modelli europei, in particolare il modello tedesco. Tuttavia, in Italia poco più dello 0,2% degli studenti è iscritto a un ciclo terziario professionalizzante contro l’11% della media OCSE.

Come abbiamo visto, la formazione offerta dagli ITS rappresenta una soluzione per ridurre il divario di domanda di tecnici specializzati da parte delle aziende in Italia.

Tuttavia, in 10 anni non sono riusciti a decollare definitivamente, in quanto ad oggi risultano iscritti solamente 10 mila studenti.

Poca cosa rispetto ai numeri di altri paesi come come Germania e Francia, che hanno cifre a cinque zeri (rispettivamente 800mila gli allievi delle Fachhochschule e 300mila circa di quelle francesi).

Per approfondire: Formazione professionale. Modelli europei di istruzione superiore specializzata

 

Cos’è il certificato di specializzazione tecnica superiore?

È un nuovo titolo di studio creato nel 2010 dal Ministero della Pubblica Istruzione ispirato a quello che già da diversi anni avviene in alcuni paesi europei come Germania e Francia.

L’idea è stata quella di creare un titolo intermedio tra il diploma di maturità e la laurea triennale in modo da dare ai ragazzi sia una formazione dal punto di vista teorico, ma allo stesso tempo fornire gli strumenti pratici per permettere loro di entrare direttamente nel mondo del lavoro.

Specializzazione tecnica superiore

Questo, deriva dalla necessità di sopperire alla distanza tra le competenze richieste dalle aziende e quelle che vengono fornite durante la formazione, al fine di preparare l’allievo ad un inserimento positivo e attivo nel mondo del lavoro, soprattutto in virtù delle nuove evoluzioni in campo tecnologico ed informatico.

Questi percorsi sono rivolti a tutti gli studenti in possesso di un diploma e sono divise in 6 Aree Tecnologiche allo scopo di formare 29 figure professionali considerate fondamentali per il progresso e l’innovazione del Paese.

Queste aree Tecnologiche sono:

  • Efficienza energetica;
  • Mobilità sostenibile;
  • Nuove tecnologie per la vita;
  • Nuove tecnologie per il Made in Italy;
  • Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali;
  • Tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Al termine del percorso formativo biennale, una volta superato il test finale si ottiene il Diploma di Tecnico Superiore con la certificazione delle competenze corrispondenti al V livello del Quadro europeo delle qualifiche. Per favorire la circolazione in ambito nazionale ed europeo, il titolo è corre­dato dall’EUROPASS diploma supplement.

 

I dati del Sistema ITS

Indire (Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa) ha recentemente pubblicato il risultati del monitoraggio dei percorsi ITS conclusi al 31 dicembre 2019.

Su 5097 iscritti 3761 hanno concluso il percorso diplomandosi. Tra questi l’80% ha trovato occupazione entro un anno dal termine degli studi e il 92% all’interno del settore di specializzazione.

Indire ha pubblicato anche i dati occupazionali tra i diversi settori in cui è diviso il Sistema ITS:

  • Per quanto riguarda il settore della mobilità sostenibile la percentuale di occupati risulta essere dell’83%;
  • Nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione dell’82%;
  • Nel settore nuove tecnologie per la vita dell’78%;
  • Nel settore dell’efficienza energetica dell’76%;
  • Nel settore delle attività culturali-turismo dell’75%;
  • Nel settore meccanico dell’88%;
  • Nel settore moda dell’82%;
  • Nel settore sistema casa dell’77%;
  • Nel settore agroalimentare dell’70%;
  • Nel settore dei servizi alle imprese dell’69%.

 

I dati del Lazio

Attualmente sul territorio regionale troviamo otto Fondazioni attive in diversi settori di formazione:

  • ITS Servizi alle Imprese;
  • ITS Agroalimentare;
  • ITS Roberto Rossellini;
  • ITS G.Caboto;
  • ITS per le Nuove Tecnologie per la vita;
  • ITS Turismo;
  • ITS Meccatronico;
  • ITS Fondazione Bio Campus;

Nel Lazio nel 2019 si sono diplomati 161 ragazzi di cui 134 risultano occupati con una percentuale di occupazione pari all’83% a testimonianza dell’ottimo lavoro effettuato dalle Fondazione regionali.

 

Il piano nazionale per il rafforzamento degli ITS

Il sistema ITS integra Fondazioni private, imprese, scuola e Università, ma in maniera diversa nelle varie parti del paese, con una risposta unica a seconda del tessuto territoriale, rispondendo cosi in modo più rapido alle esigenze di crescita delle singole realtà territoriali.

Per questo motivo il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha affermato che l’obiettivo del governo è quello di far capire le potenzialità di questa offerta formativa in modo da spingere sempre più studenti a scegliere questo percorso e superare il paradosso del deficit tra domanda ed offerta di lavoro che riguarda i più giovani.

Il rilancio degli ITS rientra all’interno del nuovo piano Nazionale Transizione 4.0, con il quale il governo cerca di proiettare il paese verso la transizione tecnologica dell’Industria 4.o dove la formazione gioca un ruolo fondamentale.

A questo scopo il governo ha stanziato circa 1,5 miliardi per i prossimi 5 anni in modo da migliorare l’offerta formativa degli ITS, soprattutto nei laboratori dove al momento si registra una carenza delle strutture che sono solo nel 24% dei casi proprietà degli Istituti tecnici e nel restante 76% in convenzione d’uso.

Leggi anche: Riforma Its, via libera della Camera

In conclusione possiamo affermare che il modello formativo degli ITS può rappresentare un fattore importante per colmare il deficit tra domanda ed offerta di lavoro, come ben rappresentato dai risultati fin qui ottenuti in termini di occupazione. Tuttavia, i numeri sono ancora di modesta entità per poter rappresentare oggi una soluzione permanente al problema. Quindi diventa di fondamentale importanza il processo di potenziamento degli ITS avviato dal Governo.

 

I percorsi ITS proposti dalla Fondazione ITS Servizi alle Imprese e ITS Agroalimentare

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